Lavatorium
Percorrendo il portico che cingeva il lato nord del chiostro si incontrava, sulla destra, un basolato in lastroni di travertino che permetteva di raggiungere un edificio di forma poligonale, utilizzato dai monaci come lavatorium. La regola di San Benedetto prescriveva che i monaci, prima di consumare i pasti, si lavassero accuratamente il volto e le mani e, proprio a causa di questa esigenza, il lavabo collettivo sorgeva nelle immediate vicinanze del refettorio. L'ambiente a sedici lati, dal diametro di circa quindici metri, aveva due vie d'accesso, una in direzione dell'ala nord del corridoio e l'altra sul lato opposto, in direzione dello spazio aperto del chiostro. Questo edificio doveva essere pavimentato con laterizi e ricoperto da un tetto conico in legno e tegole, sostenuto da travature a graticcio, rette a loro volta da un pilastro centrale. L'acqua, necessaria per le abluzioni dei monaci, giungeva all'interno dell'edificio attraverso un sistema di canalizzazione che captava l'acqua sul colle della torre e la trasportava lungo il pendio all'interno del monastero. Giunta nel lavatorium, l'acqua veniva raccolta da una serie di lavabi disposti lungo le pareti in modo che i monaci potessero usufruirne con comodità. All'interno del monastero vulturnense era attuata una sapiente gestione delle risorse idriche che, sfruttando la pendenza del colle e la vicinanza del fiume, riforniva di acqua corrente numerosi locali dell'abbazia. Molti lavatoria sono stati identificati all'interno di monasteri ma quello di San Vincenzo è uno dei più antichi finora individuati.