Cripta di Epifanio


La cripta, posta al di sotto del presbiterio sopraelevato, prende il nome dalla raffigurazione di Epifanio (abate di San Vincenzo dal 824 al 842) che compare nel suo straordinario ciclo di affreschi. Questi compare rappresentato inginocchiato in adorazione ai piedi della croce di Cristo. La sua testa è sormontata da un nimbo quadrato, un elemento comunemente impiegato dai pittori altomedievali per distinguere i personaggi viventi dai profeti, dai santi, dagli angeli e dalla Sacra Famiglia, ai quali era riservata la tradizionale aureola circolare. Il fatto che Epifanio fosse in vita quando furono realizzati gli affreschi permette di datare gli stessi al periodo in cui egli resse il monastero: circa diciotto anni secondo quanto riportato dal chronicon vulturnense. La cripta torno alla luce il 10 marzo 1832 grazie ad un contadino che ne scoprì la piccola finestra settentrionale. L'importante ciclo pittorico della cripta, quindi, era ampiamente noto agli storici dell'arte medievale ben prima della scoperta dei resti dell'abbazia e, per oltre 140 anni, la cripta rimase l'unico elemento visibile del monastero altomedievale. Inoltre, fino all'inizio degli scavi, si credeva che la cappella fosse situata fuori dai confini dell'abbazia medievale, che si riteneva dovesse trovarsi sulla riva destra del fiume Volturno. Solo attraverso le sistematiche indagini di scavo dell'area, condotte a partire dal 1980, fu scoperto che il più antico monastero era stato fondato sulla riva opposta del fiume e che la cripta, lontano dall'essere una cappella sussidiaria del monastero altomedievale, si trovava nel cuore di esso. Essa fu aggiunta dall'abate Epifanio alla vecchia Chiesa della Cripta, negli anni '30 o '40 del IX secolo, nell'ambito della trasformazione del nucleo del primo monastero in un complesso per l'accoglienza e l'alloggiamento dei ricchi benefattori laici e degli ospiti della comunità ed in questa fase, dovette essere sistemata anche la tomba, posta in corrispondenza della fenestella confessionis. Gli affreschi sulle pareti e sulla volta sono espressione della volontà di realizzare una cripta funeraria: le scene includono una processione di donne, sante e martiri, la morte sulla croce dello stesso Cristo e scene della visione apocalittica del Libro dell'Apocalisse del Nuovo Testamento. Questo ciclo di affreschi costituisce uno dei monumenti più importanti della pittura altomedievale europea, non solo per la sua altissima qualità tecnica e formale e per l'estrema complessità dei temi che vi vengono rappresentati, ma anche per il fatto in sé di essere uno dei pochi cicli di questo periodo ad essere giunto praticamente completo sino ai nostri giorni. Una delle interpretazioni più accreditate è che le rappresentazioni della cripta siano una riflessione sulla figura di Cristo e sul nuovo senso che la Sua venuta conferisce al tempo e al destino dell'uomo, anche di fronte al mistero della morte. Questa riflessione è stata fortemente influenzata dalla figura dell'abate Ambrogio Autperto e e dai suoi studi sull'Apocalisse di San Giovanni Evangelista.