Refettorio


Questo ampio ambiente, che misura 31.7 m. per 12.5 m., sino ad oggi, il secondo edificio per grandezza dell'antico complesso monastico riportato alla luce, dopo la basilica maior di San Vincenzo al Volturno, è stato interpretato come refettorio dei monaci. L'elemento principale che ha consentito questa interpretazione è il pulpito eretto nell'angolo sudoccidentale di esso. La regola di San Benedetto prescrive che la comunità monastica debba ascoltare delle letture sacre durante i pasti ed è per questo che nel Medioevo i refettori monastici spesso possiedono un pulpito. Il Refettorio fu costruito all'inizio del IX secolo, quando il monastero iniziò una fase di grande espansione. Fu edificato sui resti di una preesistente struttura, forse il refettorio della fase dell'VIII secolo. Un visitatore, accedendo a questo ambiente dall'entrata occidentale, costituito da una soglia monolitica in marmo bianco, di età romana, avrebbe potuto ammirare gli stipiti, in calcare locale, recuperati da un monumento funerario romano, del II sec. a.C.. Il pavimento del refettorio era realizzato in laterizi accuratamente posaati e l'ambiente, riceveva luce da finestre invetriate decorate da pannelli multicolori. Il sedile in muratura che correva tutto intorno alle pareti perimetrali e lungo la spina centrale, insieme a panche di legno collocate al centro dell'ambiente, potevano offrire circa 340 posti a sedere. In linea di principio, tutta la comunità monastica poteva trovare posto in questo spazio. Il sedile e le pareti erano decorati ad affresco, con motivi analoghi a quelli della Sala dei Profeti, purtroppo seriamente danneggiati dall'incendio appiccato dai Saraceni nell'881. Tutti i resti delle decorazioni, infatti, appaiono anneriti e così il pavimento, in corrispondenza dei punti in cui su di esso crollarono le travi del soffitto. La copertura di questo ambiente aveva un tetto in frasche, che era sorretto dalle pareti perimetrali e da una linea di colonne e pilastri che si ergeva lungo la spina centrale. Nei monasteri medioevali, solitamente il refettorio formava un lato del chiostro e questo schema venne applicato anche a San Vincenzo. Esso costituiva chiaramente uno spazio focale per la comunità. La regola di San Benedetto da Norcia attribuisce particolare importanza ai pasti in comune: vi si spiega come essi debbano essere preparati, da chi e quanto ciascuno fosse autorizzato a mangiare e quali fossero le punizioni per chi arrivava tardi. Questi ultimi venivano privati della loro razione di vino ed erano obbligati a mangiare in solitudine. Il Refettorio, come la Basilica maior, doveva costituire uno spazio che contribuiva fortemente al consolidamento dello spirito comunitario. All'inizio del IX secolo, San Vincenzo era un monastero in piena espansione, con membri di varie nazionalità. Il pasto consumato insieme in questo splendido edificio poteva anche quindi fornire occasione per fomentare o appianare dissensi o divisioni interni alla comunità.