Cucina


La cucina monastica, larga circa 8 metri e lunga 10, era preceduta da un'anticucina posta a sud di essa e comunicava, attraverso una porta nella parete nord, con il refettorio nel quale la comunità vulturnense consumava i pasti. Questo locale aveva una copertura in legno e doveva, in origine, avere una pavimentazione in laterizi ma, in seguito, si preferì un piano in terra battuta e cenere, adottando la stessa soluzione anche nell'anticucina. In questo modo i rifiuti, caduti a terra, venivano calpestati dal continuo passaggio dei monaci addetti alla cucina e si compattavano all'interno del pavimento in terra battuta. La preparazione dei pasti veniva effettuata sull'ampio piano di cottura, posto al centro della stanza e sostenuto da una struttura in laterizi e blocchi di tufo vulcanico che ospitava quattro focolari in cui veniva acceso il fuoco. In base alla necessità del momento i monaci addetti alla preparazione dei cibi potevano scegliere quanti focolari alimentare e se utilizzare, di conseguenza, tutto il piano di cottura o soltanto una parte di esso. Accanto al piano era posta una mensa ponderaria romana usata per contenere gli alimenti e, nell'estremità nord dell'ambiente una canala di scolo veinva, invece, usata per eliminare gli avanzi e gli scarti della preparazione dei cibi. Questa conduttura faceva parte di un complesso sistema di gestione delle acque che attraversava gli ambienti del cenobio prima di gettarsi nel Volturno. All'estremità opposta del locale, in prossimità della porta che conduceva all'anticucina era scavata una botola, tramite la quale, i monaci potevano attingere l'acqua, necessaria in cucina, direttamente dal fiume, mentre nell'angolo opposto era sistemato un ampio focolare con piano in laterizi sul quale si apriva la bocca di una canna fumaria.