Basilica Maior di San Vincenzo al Volturno
Attraverso l'ingresso, posto sul fianco nord dell'edificio si accedeva all'interno della basilica maior, la grandiosa chiesa voluta dall'abate Giosuè che, consacrata nell'808, rappresentò la vetta del generale progetto di rinnovamento che trasformò l'abbazia di San Vincenzo al Volturno in una “città monastica” a cavallo fra l'VIII ed il IX secolo. Il grandioso spazio, all'interno della basilica, era ripartito in tre navate, separate da colonne in granito egiziano, ognuna terminante in un'abside. Tanto le colonne, quanto i capitelli e le basi erano spolia provenienti da un tempio pagano di Capua, smantellato dietro autorizzazione dell'Imperatore Ludovico il Pio (778-840). La chiesa era disposta lungo l'asse est-ovest ma, a differenza di molti edifici religiosi medievali, non presentava un transetto ed aveva le absidi nella parte occidentale, riprendendo quindi il modello delle basiliche paleocristiane. Questo tipo di struttura, ha delle anologie molto strette con altri edifici religiosi d'epoca carolingia quali il Sant'Emmeram di Ratisbona, il duomo di Paderborn e, in Italia, San Salvatore di Brescia e Santa Maria a Gazzo Veronese e la stessa assenza di un ingresso frontale, a prima vista sorprendente, è attestata in due casi, indagati archeologicamente quali il San Giovanni Battista a Müstair e la chiesa di Mittelzell nell'abbazia di Reichenau. Le dimensioni dell'interno dell'edificio erano davvero notevoli: la chiesa, infatti, era lunga circa sessantacinque metri, dalla facciata al termine dell'abside centrale, e larga quasi trenta e presentava delle proporzioni ben pprecise basate sul passus, un'unita di misura corrispondente a m 1,795. Inoltre, basandosi sulla descrizione della chiesa fornita dal chronicon vulturnense, è stato possibile calcolarne l'altezza in circa 21 metri al colmo della copertura. All'estremita ovest della chiesa abbaziale, sorgeva l'area presbiteriale, posta immediatamente al di sopra della cripta anulare e, quindi, rialzata rispetto al piano pavimentale della basilica. Il presbiterio era la parte più sacra e riservata della chiesa e occupava la parte terminale della navata centrale, chiusa ad occidente da una profonda abside, nel cui catino doveva essere ospitata una raffigurazione dipinta. La separazione con il resto dell'ambiente doveva essere evidente e, infatti, procedendo lungo la navata centrale, arrivati all'altezza del presbiterio, una pergula con apertura centrale, fungeva da divisorio. La pergula, inoltre, era sormontata da una trabeazione sorretta da pilastrini quadrati che marcava ulteriormente la separazione del presbiterio dalla navata. Alle spalle della pergula, erano poste due rampe di scale che permettevano di accedere al presbiterio sopraelevato e, quindi, all'altare maggiore, al di sotto del quale, posta in posizione frontale rispetto alla navata, era presente una piccola apertura. Questa fenestella confessionis consentiva di scorgere la sottostante camera cruciforme, l'ambiente principale della cripta, in cui dovevano essere sistemate le reliquie di San Vincenzo. L'accesso alla cripta della Basilica maior avveniva attraverso due aperture poste nelle navatelle, in prossimità dell'innesto delle due absidi laterali, più corte di quella centrale. Attraverso queste porte era possibile scendere nel corridoio voltato che seguiva l'andamento dell'abside centrale e raggiungere la camera centrale della cripta. L'interno era riccamente decorato e gli affreschi di IX secolo dipinti sulle pareti e le tarsie marmoree del pavimento della basilica in opus sectile ne esaltavano l'atmosfera di profonda sacralità. Atmosfera ulteriormente accresciuta dai particolari effetti luminosi creati dalle lampade ad olio sospese negli intercolumni e dalle vetrate policrome che chiudevano le finestre della basilica, poste al di sopra delle navatelle. Quasi nulla è stato individuato, purtroppo, dell'arredo liturgico della chiesa che doveva essere certamente presente, sulla base della consuetudine altomedievale di ripartire lo spazio tramite plutei, transenne ed altri elementi marmorei. Presumibilmente, le transenne e gli altri elementi marmorei vennero recuperati per essere riutilizzati mentre le strutture lignee non sopravvissero all'abbandono del cenobio.