Cripta della Basilica Maior


Nella parte terminale delle navatelle della basilica maior, due accessi consentivano di raggiungere la cripta, posta al di sotto del presbiterio. La cripta era parzialmente ipogea ed era costituita da un corridoio curvo (detto “deambulatorio”), ricoperto da una volta a botte, che seguiva l'andamento dell'abside centrale e da una camera cruciforme, raggiungibile attraverso un secondo corridoio, questa volta rettilineo, che iniziava a metà di quello anulare. Il corridoio anulare era illuminato, nel tratto meridionale da grandi finestre strombate mentre la parte settentrionale non aveva aperture in quanto, a causa della pendenza del terreno, veniva a trovarsi completamente interrata. I corridoi, inoltre, erano riccamente affrescati e le pareti ospitavano una sequenza di pannelli, ancora in buona parte visibili, contenenti decorazioni geometriche. Il vero fulcro della cripta era la camera cruciforme, posta in corrispondenza dell'altare maggiore e, in essa, dovevano essere riposte le reliquie di San Vincenzo all'interno di un'urna o di un sarcofago accanto al quale venivano deposte le offerte dei fedeli. Due nicchie si aprivano nella parete opposta alla fenestella e accanto ad esse erano posti due altari che, probabilmente, ospitavano altre reliquie; l'atmosfera di sacralità del luogo era, infine, ulteriormente accentuata dalla luce soffusa proveniente dalla fenestella confessionis e dalle lampade vitree, poste nelle vicinanze del reliquiario. La decorazione pittorica dell'ambiente era maggiormente articolata, rispetto a quella del deambulatorio: le nicchie poste a sinistra e a destra del corridoio d'accesso ospitavano, rispettivamente, il ritratto di un monaco anziano e venerabile e quello di un altro personaggio dall' aspetto giovanile. Si è ipotizzato che le due figure rappresentino Giosuè, l'iniziatore della basilica, e Talarico, l'abate, suo successore, che ultimò l'edificio. In prossimità della fenestella erano, invece, dipinte delle figure, presumibilmente dei Santi, rappresentati a mezzo busto e altre figure delle quali, oggi, è possibile vedere soltanto i piedi e la parte terminale delle vesti. Le pitture a fresco occupavano, esclusivamente, il registro superiore delle pareti della stanza centrale mentre drappi in tessuto prezioso dovevano ornarne la parte inferiore. La struttura della cripta era, interamente, realizzata in funzione delle reliquie e la presenza del deambulatorio permetteva ai membri della comunità di accedere alla cripta da una delle porte, procedere lungo il corridoio, avvicinarsi alle reliquie e poi uscire dall'altra porta in modo da non congestionare questo luogo sacro. Si tratta, in effetti di uno schema molto diffuso che richiama ad edifici più antichi quali San Crisogono e San Marco a Roma, datati all'VIII secolo, ed esempi oltremontani quali il Saint Maurice d'Agaune, il Sant'Emmeram di Ratisbona, il Saint-Denis presso Parigi ed il duomo di Paderborn.