Sagrato
Ai piedi della facciata della basilica maior di San Vincenzo al Volturno si apriva un ampio sagrato che, durante l'edificazione del colossale edificio dovette ospitare il cantiere in cui vennero preparati i materiali necessari all'imponente opera di costruzione. Negli ultimi anni dell'VIII secolo e agli inizi del IX, l'abbazia fu, infatti, interessata da un grandioso programma di ampliamento che trasformò il cenobio in una vera e propria “città monastica”. La realizzazione della basilica, iniziata durante l'abbaziato di Giosuè, rappresentò il vertice di questo programma e dovette convogliare buona parte delle energie della comunità vulturnense come testimoniato dall'iscrizione monumentale, posta sulla facciata della basilica. Nel sagrato vennero impiantate, in questi anni, numerose strutture produttive tra le quali una calcara, una fornace per laterizi, una fossa fusoria, in cui venne realizzata una grande campana in bronzo e nella stessa area un'officina del bronzo, in seguito soppiantata da una vetreria. Precedentemente, il sagrato era attraversato da un corridoio che costituiva il prolungamento dell'ala ovest del chiostro e che congiungeva quest'ultimo agli edifici posti a sud della chiesa che si disponevano, infatti, in asse con esso. Questo camminamento venne abbandonato e distrutto già agli inizi del IX secolo quando venne decisa la costruzione di una struttura, probabilmente un atrio, collegata alla basilica. Il progetto, però, non venne portato a termine se non nell'XI secolo quando l'atrio e l'avancorpo occuparono tutta quest'area. Sul sagrato sono state individuate anche tracce evidenti del passaggio di carri a dimostrazione di come questo spazio aperto fosse stato sede di un transito continuo tanto durante l'erezione della basilica quanto negli anni successivi alla consacrazione, soprattutto in relazione all'attività delle officine monastiche.